Note Storiche

Rimasto quasi sconosciuto al mondo occidentale fino agli inizi degli anni 80, l’arte del Ninjutsu continua ad essere oggi un’arte marziale completa ad efficace, diffuso ormai in tutto il mondo.

Il Ninjutsu è una tradizione guerriera dalle radici profondamente connesse alla storia marziale e culturale del Giappone, sviluppatesi tra il 13° ed il 17° secolo nei villaggi di Iga e Koga vicine alla città di Kyoto.

Concepita durante l’epoca delle guerre medioevali, ai tempi nei quali la sopravvivenza dipendeva dalla propria forza e volontà, dalle risorse a disposizione e dalla creatività, l’arte del Ninjutsu è caratterizzata dai principi universali secondo i quali la mente ed il corpo rimangono tutt’ora importanti quanto lo erano nella società dell’epoca e per i Ninja stessi.

Ninjutsu significa “arte dell’invisibilità”, creato da parte di famiglie che risiedevano nelle montagne del Giappone in guerra le une con le altre, esse furono famiglie di grandi osservatori della natura, con una forte connessione con la terra. I ninja furono personaggi molto spirituali, e le loro credenze divennero una parte integrante del Ninjutsu.

Alcune delle scuole del Ninjutsu, furono fondate da noti samurai, con la volontà di seguire un cammino diverso, con una diversa comprensione dell’uomo, della natura, e delle relative tecniche di combattimento. 

Grazie alle influenze derivate dal continente (forze militari cinesi, monaci guerrieri, rifugiati) dalla Cina, o dalla Corea, il primo metodo di quest’arte fu creato come nuovo concetto di vita, includendo pratiche religiose, tecniche di fortificazione della mente e del corpo, nonchè metodi di comprensione della natura, e molto altro ancora.

Tale nuovo concetto venne diffuso e praticato in svariati piccoli villaggi guerrieri nelle antiche regioni giapponesi di Iga e Koga, tra il’13° ed il 17° secolo (tuttavia la maggior parte delle scuole furono codificate con i nomi per le quali sono conosciute oggi, e nel 15° secolo).

Grazie al loro governo autonomo e ad una forte posizione dal punto di vista geografico, le regioni  di Iga e Koga divennero note nel periodo di Kamakura (1185-1333) per le loro abilità guerriere, gli storici hanno identificato 75 famiglie circa nella regione di Iga ed approssimativamente 53 famiglie nella regione di Koga regolarmente impiegate da alcuni dei più autorevoli membri della casta.

Organizzate in una struttura gerarchica composta da Jonin (Ninja di grado superiore), Chunin (Ninja di grado intermedio) e Genin (Ninja di grado inferiore), le famiglie o clan di Ninja variavano da piccoli gruppi famigliari fino ad arrivare a gruppi più vasti organizzati come piccoli reggimenti, disciplinati e dipendenti nelle abilità politiche dei clan in comando.

Il loro potere militare ed il successo di alcune delle loro operazioni acquistarono molta popolarità, diventando cosi una forza militare rispettabile (e potenziali alleati), al punto in cui nel 1581 Oda Nobunaga fu determinato ad iniziare una storica campagna di sterminazione verso i guerrieri dei villaggi di Iga, nella speranza di sradicarne i clan guerrieri.

Tuttavia Nobunaga ebbe successo nel soprassedere e sconfiggere i guerrieri Ninja di Iga, fu in quel momento che i sopravvissuti si trasferirono nelle regioni vicine continuando a praticare e trasmettere alle successive generazioni la loro arte ed il loro sapere.

L’opposizione tra le credenze e le pratiche dei Ninja e dei Samurai vennero ampliamente utilizzate all’interno della cinematografia americana ed asiatica, nonostante ciò a quei tempi era del tutto inappropriato fare la chiara distinzione tra caste guerriere. Essi furono tutti militari preparati ed allenati, fu tuttavia l’approccio filosofico a farne la differenza. 

Una delle più rimarcabili situazioni fu quando Hattori Hanzo, un formale bushi che divenne uno dei Ninja più famosi, ed i suoi uomini furono arruolati come daimyo personali (e più tardi Shogun) e come guardie del corpo di Tokugawa, dopo che con successo garantirono la sua protezione e incolumità durante una delle sue tante azioni militari.

Questo fu uno dei momenti nei quali i Ninja acquistarono legittimità, dimostrando inoltre la relatività della propria posizione e la natura delle relazioni che  il nome dei Ninja ed i Samurai ebbero a quel tempo.

Ma, dal lato opposto con il codice d’onore dei Samurai, il nuovo Ninjutsu valorizzava la vita e la sopravvivenza più della morte con onore. Il significato non era importante affinché l’obiettivo primario non veniva raggiunto. Attraverso tali credenze, è possibile comprendere il motivo per il quale i Ninja venivano spesso assunti in gran segreto da parte dei diversi daimyo (signore della guerra) per raggiungere necessarie ma auspicabili missioni nelle sempre più soventi campagne militari.

Dopo lo shogunate di Tokugawa, le situazioni militari e politiche divennero più stabili, i Ninja rimasero effettivamente senza alcun impiego, ironicamente, il periodo di pace fu il più effettivo nemico per loro. Il loro sapere veniva trasmesso segretamente all’interno delle famiglie guerriere o nei clan attraverso i secoli fino ad arrivare ad oggi, quando ancora molte delle antiche scuole possono essere tramandate e studiate come parte della storia e della cultura giapponese.

Il Ninjutsu ritornò alla luce della ribalta intorno agli anni 70, quando Sensei Hatsumi, fondò la Bujinkan come prima e ufficiale organizzione di Ninjutsu, impegnandosi al fine di rendere il Ninjutsu seriamente e correttamente percepito dalla società, da parte dei praticanti di altre arti marziali e dal mondo esterno al Giappone. 

Accettò studenti stranieri (non giapponesi), e passo dopo passo, il vero Ninjutsu fu presto diffuso in tutto il mondo. Un momento poco brillante, fu quando il Ninjutsu divenne soggetto di film americani di basso livello e dai budget ristretti intorno agli anni 70-80, promuovendo l’immagine dei Ninja come misteriosa, di superumani, spesso descritti come guerrieri connessi alla figura del Diavolo, ciò accadde a causa dell’incomprensione verso i fatti storici e culturali relativi al Ninpo / Ninjutsu, e a tutti i tentativi commerciali per un potenziale crescente guadagno all’interno della società consumistica. 

Questo rese possibile per molti artisti marziali dotati di “sufficiente iniziativa” di speculare su questa inappropriata immagine, traendo vantaggi finanziari su persone volenterose nell’apprendere il Ninjutsu, creando scuole di “veri ninja” con tanto di cappuccio, e shuriken.

 

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